La donna di Shanghai


La raccolta delle voci dei sopravvissuti ai lager cinesi ha suscitato da subito un'emozione
profonda tra il pubblico. Acclamato come il nuovo Arcipelago Gulag, questo libro è indubbio che rappresenti una testimonianza di grande rilevanza storica e letteraria

"Il carico di lavoro esorbitante ci logorava il fisico, e la razione di cibo quotidiano, mezzo chilo scarso di cereali, non era sufficiente a sostenerci. Per sopravvivere ci riempivamo lo stomaco di bucce di frumento, foglie, semi, qualunque cosa riuscissimo a trovare. A Jiabiangou ci eravamo letteralmente trasformati in animali erbivori, e i nostri escrementi erano simili a cacche di capra."

Il libro

The Washington Post


Non ci voleva molto a essere internati a Jiabiangou, il campo di lavori forzati attivo nel nordovest della Cina dal 957 al '60, dove furono imprigionati i dissidenti. Basatava anche solo essere un parente di qualcuno che aveva servito sotto il precedente governo. Ma se era facile entrare, era praticamente impossibile uscire. Nel libro, Xianhui Yang descrive nei dettagli le squallide condizioni di vita e le crudeli privazioni che solo 600 prigionieri su 3000 riuscirono a superare. L'autore ha viaggiato per tre anni alla ricerca dei sopravissuti, intervistandone un centinaio e componendo così tredici storie riguardanti altrettanti prigionieri.I racconti sono stati presentati come " fiction" per sfuggire alla censura cinese, ma si tratta di fatti veri che nulla hanno perso della loro drammaticità e intensità. Ogni prigioniero racconta il suo personale calvario per sopravvivere, e qualcuno ammette di aver mangiato carogne di animali o spazzatura per non morire di fame. Malgrado l'orribile situazione, nei racconti troviamo anche un grande spirito di sacrificio, solidarietà inattese, aiuto reciproco per non soccombere.

The NewYork Times


Storie vere degli internati nel campo di rieducazione nel deserto di Gansu. Dopo che le voci degli orrori di Jiabiangou giunsero a Pechino, le autorità aprirono un'inchiesta che portò alla chiusura del campo nel 1961. Insabbiando poi le prove del massacro che si era compiuto. Tanto che nelle lettere ai familiari di cgi aveva perso la vita, i referti medici parlavano di decessi a causa delle malattie più diverse. Ma in nessun caso si menzionava la malnutrizione e l'inedia. La repressione di quegli anni è stata totalmente ignorata in Occidente, a differenza di quanto accadde per la Rivoluzione Culturale o per il cosiddetto Grande Balzo in avanti. La vicenda raccontata da Yang difatti fu regolarmente e rigidamente censurata da tutti i governi cinesi sino ai nostri giorni. E questo perché sarebbe stato difficile ammettere che Deng Xiaoping, celebrato come il padre dello sviluppo sociale ed economico cinese, ebbe un ruolo attivo nella persecuzione dei dissidenti e nel progetto dei campi di rieducazione. Questo libro rappresenta una formidabile testimonianza e un contributo alla verità storica.

Il film

Da questo libro è stato tratto il film "The Ditch" di Wang Bing presentato alla mostra del cinema di Venezia.

L'autore

Yang Xianhui è nato a Lanzhou nel 1946 e attualmente vive a Tianjin. Membro dell'Associazione
Cinese degli Scrittori, è stato definito una delle 50 persone più interessanti di tutta la Cina dal periodico Nanfang People Weekly e inserito tra gli scrittori assolutamente da leggere da China Book Review.
Ha lavorato in un collettivo agricolo a regime militare per 16 anni prima di dedicarsi alla scrittura.
Con "La donna di Shangai" è diventato immediatamente uno degli scrittori cinesi più in vista.

I lager cinesi (laogai)

LA DONNA DI SHANGAI

Yang Xianhui
320 pagine:
Euro 16,00
Isbn 978-88-95962-48-1